mercoledì 1 dicembre 2010
sabato 6 marzo 2010
Presidio in difesa della legalità contro il decreto legge salvaliste
404 (POLITICA/ ELEZIONI/ COMO) Presidio in difesa della legalità contro il decreto legge salvaliste domenica 7 marzo, a partire dalle 10.30 in piazza San Fedele a Como.
I partiti che sostengono la candidatura di Filippo Penati in regione organizzano il presidio In difesa del rispetto della legalità per protestare contro il decreto legge interpretativo varato ieri dal Governo. La nota che indice la mobilitazione.
«Scendiamo in piazza per difendere un principio di legalità. Le norme non possono essere cambiate in corsa per favorire un giocatore. Esistono delle norme per la presentazione delle liste che prevedono tempi e modi. A Milano e a Roma il Pdl non le ha rispettate, probabilmente perché la situazione al suo interno ha portato a cambiare la composizione delle liste oltre il tempo dato per la presentazione. Ora il Consiglio dei Ministri ha deciso di sanare questa situazione stabilendo un precedente pericolosissimo. Contro questi metodi chiamiamo al presidio i cittadini».
mercoledì 6 gennaio 2010
acqua a Como - assemblea AATO 11.01.2010 - presidio
COMUNICATO STAMPA
Pur non essendo all'ordine del giorno la discussione sulla gestione dell'acqua, il Comitato Comasco per l'Acqua Pubblica chiede ai sindaci di prendere posizione contro il rischio di privatizzazione dell'acqua.
Infatti, l'ATO di Como, nel 2007, aveva deciso di separare la gestione delle reti dall'erogazione del servizio e di affidare l'erogazione tramite gara, ovvero consegnare l'acqua nelle mani dei privati!
Nel frattempo si è dato vita alla società patrimoniale ComoAcque e si era pronti a bandire la gara per l'affidamento dell'erogazione. Così, oltre a dover renumerare due consigli di amministrazione, rimaneva a carico della società pubblica la realizzazione degli investimenti infrastrutturali, gli interventi di ristrutturazione e valorizzazione, mentre ai privati andava la bollettazione (le entrate) e la sola manutenzione ordinaria.
Ma di recente la Corte Costituzionale, con sentenza 307/2009 del 16/11/2009, ha dichiarato incostituzionale la separazione della gestione della rete idrica dall'attività di erogazione dell'acqua.
Pertanto in provincia di Como occorre adesso revocare le decisioni già prese e fermare la gara per l'affidamento del servizio, altrimenti si rischierebbe di esporsi a ricorsi per illegittimità.
Ed è paradossale che, in questa fase, ci si stia affidando ai dirigenti della Regione Lombardia, cioè a coloro che hanno scritto una legge rilevatasi incostituzionale.
Il Comitato Comasco per l'Acqua Pubblica denuncia anche il contenuto dell'art. 15, votato a novembre dal Parlamento, che vorrebbe consegnare l'acqua di tutta l'Italia nelle mani delle grandi multinazionali, magari straniere.
Un rischio che corre anche la provincia di Como nel caso si perseveri nella decisione di mettere a gara i servizi idrici.
Il Comitato Comasco per l'Acqua Pubblica chiama a raccolta i cittadini e gli amministratori pubblici che vogliono difendere l'acqua dalle speculazioni del mercato.
La priorità è quella di fermare la gara e di impostare un nuovo percorso di affidamento diretto della gestione ed erogazione dei servizi idrici ad aziende totalmente pubbliche, come per altro consentito dalla legge.
Per questo organizziamo un presidio davanti a Villa Gallia - via Borgovico 148 - lunedì 11 gennaio alle ore 15.30 per far sentire ai sindaci la voce di chi non condivide la strada della privatizzazione dell'acqua.
per il COMITATO COMASCO PER L'ACQUA PUBBLICA
Edi Borgianni
edi5@inwind.it
Roberto Fumagalli
roberto@circoloambiente.org
Enzo Arighi
attacchighi@alice.it
martedì 17 novembre 2009
muro eliminato ... forse
sono state depositate tre proposte di modifica del progetto da parte della Regione e una da parte del Sindaco;
le modifiche riguardano l’intero progetto, da piazza Matteotti ai giardini a lago;
è prevista l'eliminazione totale del muro che sarà portato a livello del calpestio, il marciapiede sarà rialzato di circa 35 cm.;
entro fine settimana dovrebbe essere effettuata la scelta;
successivamente elaborazione del progetto esecutivo;
ulteriori tempi per la conferenza di servizi;
prevedibile approvazione del nuovo progetto entro fine gennaio.
Il pubblico ha protestato per le espressioni utilizzate che esprimevano possibilità e non certezze anche in relazione all’abbattimento del muro.
Dal pubblico è stato evidenziato come, ultimata la costruzione delle paratie, sarà possibile alzare il livello del lago per avere più acqua da vendere, la cui gestione attualmente è in mano alla Regione. E' prevedibile, quindi, che le paratie saranno tenute alzate per un periodo maggiore rispetto a quanto calcolabile in base alle esondazioni che si sono finora verificate.
Nessuna risposta alle domande poste in relazione a cosa farà la società appaltatrice fino a gennaio, continuerà i lavori? Quali? Altro muro poi da abbattere?
Proteste per il mancato intervento diretto del Sindaco.
manifestazione con Consiglio comunale blindato
Ecoinformazioni 17 novembre 2009
Consiglio comunale blindato quello di lunedì 16 novembre per contrastare la manifestazione di Giù la Giunta. A Palazzo Cernezzi il pubblico accorso per protestare contro la Giunta Bruni, è stato bloccate all’ingresso da polizia, vigili urbani e Guardia di finanza. In aula la maggioranza, lasciata sola da tutti salvo rapinose, ha contestato le decisioni assunte a difesa della laicità dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Chi cercava di entrare, più di 50 persone, veniva identificato con la richiesta di documenti e la direttiva era di far passare solo una quindicina di persone, senza permettere l’accesso ai più neanche nel cortile antico.
Nel mentre, nelle preliminari, sia Giampiero Ajani, Lega, che Donato Supino, Prc, hanno chiesto di riaprire gli oblò sul cantiere delle paratie per permettere ai cittadini di vedere cosa si sta edificando, mentre Bruno Magatti, Paco, è ritornato sull’appalto per la raccolta dei rifiuti.
Non essendoci il pubblico, solo 9 persone erano riuscite a superare le maglie del controllo all’ingresso Mario Lucini, Pd, è sbottato «Non vedo di cosa possiate aver paura – aggiungendo – poi si parla di casa di vetro…».
Gi ha risposto il presidente Mario Pastore attivatosi per «la sicurezza interna della sala e del palazzo» che ha chiarito che «le forze dell’ordine rispondono agli indirizzi della Questura», spiegando che il numero massimo di persone che possono assistere al Consiglio è 30.
Mario Molteni, Per Como, ha letto il volantino distribuito dai manifestanti che hanno risposto all’invito di Giù la Giunta.
Insediato il Consiglio Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto una sospensione dei lavori e i consiglieri di opposizione, con anche qualcuno della maggioranza, si sono recati a discutere con i cittadini bloccati ai cancelli.
Alcuni manifestanti nel frattempo avevano costruito un muro di cartoni davanti al cancello, che è stato abbattuto dai consiglieri di minoranza assieme ai manifestanti.
Dopo un’ora di trattative, con l’intercessione dell’assessore Cenetiempo, i cittadini sono riusciti ad entrare sino al cortile vecchio, dopo un’altra mezz’ora sono stati accolti in Sala stemmi, dove Cenetiempo, per la Giunta, ha discusso con loro, principalmente del muro sul lungolago.
Ripreso il Consiglio la maggioranza ha chiesto di ribaltare l’ordine dei lavori e di affrontare la mozione del consigliere Gianmaria Quagelli, Pdl, per invitare il sindaco a esprimere la contrarietà della società comasca alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa che ha espresso parere contrario alla presenza di crocefissi nelle aule scolastiche italiane. La maggioranza ha così votato i cambiamento del programma della serata scatenando l’indignazione delle minoranze.
«Non si può cambiare sempre l’ordine dei lavori, c’erano dieci mozioni prima di questa» ha esclamato Lucini, «vergogna!» ha aggiunto Marcello Iantorno, Pd, mentre il pubblico applaudiva la reazione dei consiglieri di minoranza che hanno abbandonato l’aula per protestare contro i continui cambiamenti a colpi di maggioranza all’ordine del giorno al di là degli accordi presi.
Le minoranze hanno così raggiunto i manifestanti in Sala Stemmi, mentre la mozione Quagelli veniva discussa in Consiglio.
Per il proponente «chi sta qui deve rispettare le nostre regole», mentre Claudio Corengia, Pdl, ha citato «le radici giudaico-cristiane e le nostre tradizioni» oltre che «il continuo arretrare della nostra civiltà» a causa «dei soprusi delle minoranze nei confronti della maggioranza». Si è accalorato Luigi Bottone, Gruppo misto, «se non vi va bene andate via!» aggiungendo «il crocefisso lo voglio». Più pacato Marco Butti, Pdl, per cui «è giusto manifestare nelle istituzioni italiane ed europee», mentre Ajani ha rivendicato la primogenitura delle campagne contro gli islamici e la contrarietà all’erezione di moschee, mettendo in ridicolo l’Unione europea (non il Consiglio d’Europa) citando le direttive sulla curvatura delle banane.
Alessandro Rapinese, Area 2010, unico dei consiglieri di opposizione rientrato in aula ha espresso perplessità sulla fattiva possibilità di incidere di una mozione del comune di Como, punzecchiando la Lega sull’immigrazione. A favore della mozione sono intervenuti anche i consiglieri del Pdl Gianluca Lombardi e Stefano Rudilosso, che ha voluto specificare come la vicenda non implichi immigrati: «è in casa nostra, si tratta di una cittadina italiana di origine finlandese che ha chiesto un parere a un tribunale di Strasburgo». Dopo altri interventi a favore di Carlo Ghirri, Gruppo misto, e Pierangelo Gervani, Pdl, ha preso la parola il sindaco.
«La laicità non è neutralità, è il rispetto di tutte le differenze» ha affermato, citando «il clamoroso attacco a papa Ratzinger a Ratisbona» e descrivendo una comunità cattolica sotto assedio e sulla difensiva, per questo ha lanciato un accorato appello: «che tutti mettano il crocefisso nelle scuole, nelle associazioni, in famiglia, nei luoghi di ritrovo, per rendere visibile questo pezzetto di legno che non è solo un pezzetto di legno».
Per ultimo Quagelli ha letto un articolo a sostegno della sua posizione che individuava a partire dal giacobinismo il problema della società laica europea.
Con 23 presenze, 22 voti a favore, Pdl, Lega, Gruppo misto di maggioranza, e la sola astensione di Rapinese, la mozione è stata approvata. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
sabato 7 novembre 2009
acqua - impediamo la privatizzazione
E' urgente e indispensabile una mobilitazione straordinaria!
Il Parlamento privatizza l'acqua!
Impediamolo!
In concomitanza con la discussione dell’Art. 15 del decreto legge 135/09 presso la Camera dei Deputati.
Presidio sotto al Parlamento (Piazza Montecitorio)
Giovedì 12 Novembre ore 10.30
Il Senato, il 04 Novembre, ha approvato l'Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le Banche.
Il decreto 135/09 approderà alla Camera dei Deputati a partire da lunedì 09 Novembre (in Commissione 1°) e verrà discusso dall'aula lunedì 16 Novembre.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua invita la cittadinanza, il “popolo dell’acqua”, le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria partecipando alla manifestazione davanti al Parlamento giovedì 12 Novembre ore 10.30 a Piazza Montecitorio.
Mobilitiamoci per impedire la conversione in legge del decreto legge 135/09!
Partecipiamo tutte e tutti al presidio!
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Per informazioni visitare il sito www.acquabenecomune.org
Oppure contattare:
Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel./Fax. 06/68136225 Lun.-Ven. 15:00-19:00
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org
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FIRMA L'APPELLO
CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L'ACQUA”
IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA !
http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133
mercoledì 4 novembre 2009
Como - paratie - manifestazione 8 novembre
Manifestazione contro Bruni e la sua giunta domenica 8 novembre dalle 10 alle 13,30 in piazza Cavour. L’assemblea di martedì 3 novembre indetta dai promotori di Giù la giunta ha deciso di fare propria modificandola l’iniziativa del Pd già in corso di organizzazione. La presenza in piazza nelle intenzioni degli organizzatori sarà aperta a tutte le persone che condividono la necessità di cambiare il governo della città e non avrà caratterizzazioni di partito, né simboli di associazioni o movimenti.
Una cinquantina di persone hanno partecipato martedì 3 novembre nel Salone Noseda della Camera del lavoro della Cgil di Como all’incontro di Giù la giunta il gruppo di persone attivo contro il governo Bruni della città di Como.
Nell’assemblea moderata da Alessio Brunialti sono stati molti gli interventi di consiglieri comunali dell’opposizione (Pd, Per Como, Area 2010), di personalità politiche di Paco del Prc, di associazioni come l’Arci e Territorio precario, di cittadini.
Denominatore comune della serata la convinzione dei partecipanti che la vicenda del muro a lago costituisca l’ultimo affronto alla città e che non sia tollerabile attendere la fine del mandato per liberarsi del sindaco Bruni e della sua Giunta.
L’iniziativa decisa, la manifestazione fissata per domenica 8 novembre in Piazza Cavour, per i suoi tratti di apartiticità (mancanza di bandiere e di simboli) da qualche intervento ritenuta una scelta poco trasparente visto che i partiti ci sono e con forza tra gli organizzatori, tende quindi ad aggregare non solo i cittadini che già condividono il punto di vista delle opposizioni che denunciano i danni fatti alla città dalle giunte di centrodestra che si sono susseguite a Como, ma anche gli elettori scontenti e arrabbiati della maggioranza che si confida siano convinti dell’insostenibilità dell’attuale governo della città. In ogni caso la manifestazione è per gli organizzatori un’occasione per esporre con competenza i guasti prodotti dalle scelte sbagliate degli ultimi anni grazie a spazi informativi che saranno dedicati ai diversi mostri generati dal centrodestra lariano: dalle paratie all’affare Nuovo Sant’Anna, dalla Ticosa alla gestione dei rifiuti, dal porticciolo Marina 2 alla Trevitex. Senza trascurare la desertificazione culturale ben simbolizzata dalla chiusura dei cinema in città.
sabato 3 ottobre 2009
A Como ecomostro e danno ambientale ... paratie
Ecoinformazione 3 ottobre 2009
Domenica 4 ottobre dalle 17 i comaschi nuovamente in piazza ai Giardini a lago contro il muro e per ottenere le dimissioni del sindaco Bruni.
La manifestazione è organizzata e promossa dall’Arci Como, la Città Possibile, i Verdi di Como, il Comitato Autorganizzato Pandora, l’Associazione per la Sinistra di Como, l’On. Chiara Braga, la Federazione Provinciale del Partito Democratico, i circoli PD della città di Como, Rifondazione Comunista Federazione di Como, il Partito dei Comunisti Italiani Federazione di Como, Paco, il gruppo consiliare del PD, il gruppo consiliare della Lista per Como, i consiglieri comunali Alessandro Rapinese, Vincenzo Sapere e Donato Supino.
I promotori della manifestazione hanno deciso di non portare le bandiere dei propri partiti per sottolineare la portata trasversale della protesta. A essere invitati in piazza non sono solo coloro che aderiscono ai singoli partiti e associazioni, ma tutti i cittadini che con la costruzione del muro ritengono sia stato fatto un danno alla città di Como, di cui chi amministra dovrebbe assumersi la responsabilità. I partiti e le associazioni promotori hanno sottoscritto un comunicato in cui vengono spiegate le motivazioni per cui, a una settimana dalla prima manifestazione contro il muro, hanno deciso nuovamente di scendere in piazza, a fianco dei cittadini.
Il testo del Comunicato:
«L’annuncio del proposito di abbattere il muro, sorto davanti al Lungo Lario Trento, non cancella le responsabilità di una amministrazione che ha costruito, per sua stessa ammissione, un “ecomostro”. Prima fu chiesto di aspettare la fine dei lavori per giudicare, successivamente fu promesso che il muro sarebbe stato abbassato di un’altezza variabile dal mezzo metro al metro e mezzo, a seconda di chi veniva interpellato. Infine lunedì mattina il sindaco in una dichiarazione di poche righe ha proclamato che il muro sarà abbattuto, affermando che i costi della demolizione e del nuovo progetto verranno sostenuti insieme a Regione Lombardia, mentre l’assessore alla partita rimetteva le deleghe ma non il mandato, rimanendo in Giunta. I media nazionali insieme a quelli locali si sono interessati alla questione: per una settimana la città di Como è stata sotto i riflettori in quanto città del muro che nasconde il lago. Se vengono giudicati rilevanti i danni economici e di immagine causati alla città, deve essere considerato ancora più grave il danno ambientale, vista anche la manifesta inutilità dell’opera. Ancora una volta l’amministrazione non è stata capace di assumersi le responsabilità delle proprie azioni. A queste responsabilità intendiamo richiamare gli amministratori attuali, chiedendone le dimissioni, ed anche gli amministratori che in passato hanno deciso quest'opera: non si tratta solo di responsabilità politiche e morali, ma anche di scandaloso sperpero di denaro pubblico per un'opera sulla quale fin dall'inizio forte e qualificata era stata l'opposizione di molte forze politiche, di tecnici, di semplici cittadini: tutto ciò esige un risarcimento. Il sindaco ha asserito di ascoltare i cittadini, sconfessato i propri assessori senza prendere decisioni definitive ed è passato al secondo rimpasto di giunta in un anno. La città intanto langue: dal colosso vuoto dell’ex Trevitex, al cassetto dove è tenuta chiusa l’ultima lettera dell’impresa che si è aggiudicata l’appalto sul terreno, ancora da bonificare, dove per oltre venti anni è sorto lo scheletro della tintostamperia Ticosa. Per questo insieme di motivi invitiamo tutti i cittadini a partecipare a una nuova manifestazione che si terrà domenica 4 ottobre, a partire dalle 17.00. presso i Giardini a lago (di fronte al cantiere)». Per ulteriori informazioni: 031260311.
lunedì 28 settembre 2009
Manifestazione di domenica 27 settembre 2009
La piazza caccia le bandiere
Sul lago protesta bipartisan
Tra la folla politici di tutti gli schieramenti, ma è la gente comune a prevalere
Centinaia di comaschi si sono dati appuntamento poco distanti dal muro per la maxi manifestazione partita da facebook e che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini comuni e anche volti noti (dal segretario della Cisl Fausto Tagliabue al presidente della Canottieri Enzo Molteni) e di esponenti politici (parecchi i consiglieri comunali di opposizione, ma c’erano anche Stefano Molinari del Pdl e Luigi Bottone ex Udc mentre di passaggio si è visto anche Pasquale Buono del Pdl e l’ex consigliere leghista Lucio Grammatica).
«Sono qui come comasco - dice Enzo Molteni - e mi spiace per il tentativo di dare connotazione politica (si riferiva alle bandiere sventolate da alcuni esponenti di Rifondazione, che le hanno poi ripiegate, ndr) ma tengo alla mia città e sono veramente confuso per quanto sta accadendo. Il lago è un bene primario ed mi auguro che adesso abbattano tutto il muro, perché non basta abbassarlo». Con un microfono il consigliere regionale e capogruppo del Pd Luca Gaffuri, con a fianco il egretario provinciale Luca Corvi e quello cittadino Stefano Legnani, parla di «opera inutile e dannosa» e di «cittadini indignati e increduli» e ricorda che «le immagini dello scempio stanno facendo il giro del mondo» e chiede le dimissioni del sindaco e dell’assessore alle Grandi opere Fulvio Caradonna. Dall’altra parte dello spiazzo c’è Stefano Molinari (ex An): «Quello che stanno realizzando è sicuramente qualcosa che non hanno presentato in questo modo. Bisogna ritornare al progetto del ’94 che prevedeva le paratie mobili e senza impatto. Non ci sono dubbi: il lago va visto dappertutto, dalla strada e dal marciapiede opposto. In più anche dalla diga foranea è un disastro». Molinari, con alle spalle un’esperienza di lungo corso in consiglio comunale, ammette di «non aver mai visto una mobilitazione simile in città e questo deve far riflettere chi mi sembra non voglia farlo». Al microfono parlano consiglieri comunali e anche l’ex senatore Luciano Forni: «Questo è frutto del metodo di confonde l’amministrare con il comandare. Fanno quello che vogliono e c’è pure mancanza di educazione viste le risposte date ai cittadini». I giovani del Pd con il responsabile Alessandro Briccola espongono striscioni e manifesti contro il muro indossando magliette con la scritta "Bruni va a cà". «Ho preso coscienza dello scempio - dice la deputata del Pd Chiara Braga - e questo è a tutti gli effetti un "ecomostro" (come lo aveva definito l’assessore alla Cultura Sergio Gaddi, ndr). Ho ricevuto telefonate da amici che risiedono in altre città e si dicono sconvolti. Adesso ciascuno si prenda le sue responsabilità e ovviamente chiedo che il sindaco si dimetta. Non c’è iustificazione e se Bruni avesse buon senso ascolterebbe la città perché non si è mai vista così tanta gente: sono contenta che in quest’occasione i comaschi abbiamo deciso di indignarsi in questo modo».
Nello spiazzo davanti al Tempio Voltiano che, per qualche ora, sembra il viale di Washington con le proteste che si vedono nei film, si radunano più di cinquecento persone a cui vanno però aggiunte quelle che si fermano sul lungolago, davanti alle finestre e a studiare i cartelloni che illustrano il progetto delle paratie dove, però, si vede solo un muretto e non un muraglione. Una mobilitazione fatta di famiglie, di volti noti (di sinistra, ma moltissimi di destra), di pensionati, di dipendenti comunali, del Sant’Anna, architetti e medici, studenti e imprenditori. Di tanta gente comune unita dal «no al muro» e dalla volontà di ottenere l’abbattimento della colata di cemento che oscura il lago. Una mobilitazione che, a Como, non si era mai vista.
Gisella Roncoroni
giovedì 10 luglio 2008
Siamo tutte e tutti Rom

Siamo tutte e tutti Rom
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha annunciato che non retrocederà di un millimetro dalla sua decisione, «l'indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom», come viene definita da Famiglia Cristiana.
Anche il Commissario europeo alla sicurezza Jacques Barrot ha ricordato che «non ci possono essere discriminazioni nei confronti dei rom». E Maroni ha dovuto convocare una riunione per convincere il prefetto Mosca, uno dei tre commissari ai rom nominati dal ministro, ad adeguarsi alle sue direttive.
Contro le modalità con cui verrà attuato il “censimento” nei campi nomadi c'è un'indignazione diffusa, espressa da associazioni, cattoliche e laiche, italiane e internazionali, da donne e uomini – intellettuali, giornalisti, politici, – cittadine e cittadini che organizzano nelle proprie città azioni di protesta.
La “schedatura” voluta dal governo evoca nelle cittadine e nei cittadini democratici ricordi di un passato che speravamo sepolto per sempre.
Fermiamo questo scempio della democrazia.
Sabato 12 luglio nell’ambito del Presidio – contro il razzismo e le leggi xenofobe, per il ritiro del pacchetto sicurezza, per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che già vivono in Italia, per la libera circolazione di tutti, per rimuovere gli ostacoli burocratici che rendono precaria la vita degli immigrati – indetto dall’UAI (Unione Associazioni di Immigrati), che si terrà a partire dalle
Verranno raccolte le impronte digitali di cittadine e cittadini che vorranno così esprimere la loro ferma opposizione alle direttive del ministro degli Interni.
Le firme verranno inviate, tramite il Prefetto di Como, al ministro Maroni con un messaggio esplicito: Siamo tutte e tutti Rom.
Arci Como

