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lunedì 19 ottobre 2009

Addio Consorzio dell’Adda

La Provincia 18 ottobre 2009
Al Lario penserà la Regione
Approvato dalla giunta lombarda un progetto di legge che eliminerà l’attuale ente
La regolazione delle acque del lago dovrebbe passare di mano tra poco più di un anno

Il Consorzio dell’Adda passerà dallo Stato alla Regione Lombardia. In altre parole, sarà il Pirellone a gestire tutta la complessa materia che riguarda la regolazione del lago, le immissioni dalle dighe a monte e le derivazioni di valle, altezze e abbassamenti: lo prevede il progetto di legge approvato il 23 settembre scorso dalla giunta Formigoni, su proposta di diversi assessorati, dedicato alle nuove norme per il governo delle acque e per la difesa del suolo nei sottobacini idrografici della Lombardia.
Nuove norme che dovrebbero entrare in vigore nel 2011, poiché tutto l’anno prossimo dovrebbe essere riservato alle approvazioni del progetto e alle procedure del caso. I tempi dovrebbero in ogni caso essere più brevi rispetto a quelli in corso dal 1998 per il passaggio della navigazione dalla gestione governativa a quella regionale, uno dei tasselli rimasti fuori dalla riorganizzazione degli altri servizi di trasporto: strade, autostrade e ferrovie sono ora di competenza del Pirellone, il quale, verosimilmente, per le vie d’acqua attende di conoscere l’entità delle dotazioni finanziarie a corredo del patrimonio trasferito.
Il trasferimento della regolazione del lago è previsto dal comma K dell’articolo 3 del progetto di legge. Affida alla Regione «la nomina di regolatori per il riparto delle disponibilità idriche, qualora tra più utenti debba farsi luogo al riparto delle disponibilità idriche di un corso d’acqua sulla base di singoli diritti o concessioni ai sensi dell’articolo 43, comma 3 del Regio Decreto 1775/ 1933» ed è il caso del fiume Adda. E tra le nuove funzioni regionali indicate dal comma. anche «l’affidamento della concessione della regolazione dei laghi di interesse
interprovinciale ed interregionale» ed è il caso del Lario. Impossibile, al momento, stabilire se la Regione lascerà vivere il Consorzio dell’Adda, riservandosi di nominare propri rappresentanti, concedendogli la gestione
del lago come adesso è concessa dal ministero.
Nel progetto di legge, a dire il vero, la giunta ha individuato l’Ente regionale dell’agricoltura e delle foreste come il proprio braccio operativo, ma quella che si apre è una bella partita, nella città più bassa del proprio lago, sprofondata per il fenomeno della subsidenza e che ormai da vent’anni, progetta di salvarsi dagli allagamenti e dalle esondazioni con il Mose del Lario.
Al di là e al di qua del muro, torna l’ipotesi di sempre: una diversa regolazione dei livelli sull’idrometro, per tenere un margine di salvaguardia dalle piene, ma le manovre del Consorzio più volte negli anni scorsi hanno ridotto i volumi delle fuoriuscite.
L’assenza di regolazione avrebbe infatti sommerso Como. Il nuovo problema: il lago di Como è un "acquedotto" della Lombardia ed ha perciò funzioni di riserva idropotabile, cioè deve immagazzinare acqua da rendere
disponibile in caso di siccità. Invece,è la secca il fenomeno in atto: ieri, il lago era addirittura a 29 centimetri sotto lo zero idrometrico, con un afflusso di 50 metri cubi al secondo contro 85 di deflusso. Il limite massimo sottozero è 40 centimetri: ancora più basso comprometterebbe sponde, navigazione, piscicoltura, impianti fognari scoperti.
Dal primo gennaio, rispetto all’anno scorso, sono venuti a mancare 270 milioni di metri cubi d’acqua: finora, il 2009 è stato un anno di siccità, il settimo anno scarso e il lago, muro o non muro, non esce nemmeno in sogno.

Maria Castelli

mercoledì 30 luglio 2008

Dal Consorzio dell'Adda

La provincia, sabato 26 luglio 2008

Il direttore del Consorzio dell'Adda prende carta e penna e scrive ai comaschi

«Sono l'unico a difendere Piazza Cavour e a ricordare alle istituzioni che il livello del lago deve tenere almeno un margine di sicurezza, a scapito di oltre 50 milioni di metri cubi di mancata scorta d'acqua»: è un passo della «Lettera ai cittadini» scritta dal direttore del Consorzio dell'Adda, Luigi Bertoli. Spiega che se non ci fosse stato l'intervento del Consorzio nell'ultima esondazione, l'altezza avrebbe raggiunto i 230 centimetri, invece dei 160 registrati. La conseguenza: acqua fino in Duomo. Sottolinea che il massimo in Piazza si è avuto dopo oltre una settimana dall'apertura totale delle dighe, in seguito ad un afflusso da diluvio, 1.200 metri cubi d'acqua al secondo, una frequenza che si registra ogni 8-10 anni.

È forse la prima volta che un dirigente dell'ente regolatore del lago si rivolge direttamente ai cittadini, per spiegazioni tecniche e precisa, innanzitutto, che il limite di legge oltre il quale il lago non dovrebbe salire, non è a 120 centimetri sullo zero, tanto citati. Ma è 130-140. Perché, allora, l'acqua è già sul marciapiede ad un metro? «Perché - spiega l'ingegner Bertoli - la piazza s'è abbassata di 50-60 centimetri tra il 1960 e il 1980 e la subsidenza (progressivo abbassamento del suolo) forse c'è ancora. Con la costruzione delle dighe di Olginate, si è tuttavia allargata l'uscita del lago, comprese le rapide di Lecco, con un aumento del deflusso di 250 metri cubi al secondo, a parità di livello del lago». Ma i comaschi dicono: tenete basso il livello e non s'allaga più la piazza.

Vuol dire buttar via acqua, sottolinea l'ingegner Bertoli, acqua preziosa per gli utenti di valle, i soli che pagano la regolazione e per far funzionare le centrali termoelettriche del Po, per evitare black out che colpiscono anche Como, per mantenere un certo livello del Po, necessario per le coltivazioni della Pianura Padana. Ma se le istituzioni impongono le scorte, Bertoli risponde loro: «Scorte, ma non a rischio di Piazza Cavour». Viceversa, se tiene il lago basso, il Consorzio sale sul banco degli imputati perché non ha fatto scorta e perché le uova dei pesci sono morte. Infine, la lettera ricorda che Como ha un rappresentante nella giunta del Consorzio, un tecnico comunale, mentre Stefano Rovagnati è nominato dalla Provincia di Como nel consiglio.

Maria Castelli