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giovedì 22 ottobre 2009

Dissesto idrogeologico

Storia
Per le paratie di Como è stato assegnato, dalla legge regionale "Valtellina", un contributo in conto capitale di 8,26 milioni di euro. I fondi "Valtellina" erano destinati al riassetto idrogeologico e al rilancio socio-economico delle quattro province della Lombardia colpite dall' alluvione dell' estate 1987.

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Quale futuro?
"Ecosistema rischio 2008"

Al comune di Como, per le attività contro il rischio idrogeologico,è stata assegnata la classe di merito "scarso".
Nella provincia di Como 44 comuni sono a rischio frana, 4 alluvione, 28 frana e alluvione.

E' quanto si rileva dall'indagine ""Ecosistema rischio 2008" - campagna d'informazione per la prevenzione del dissesto idrogeologico realizzata da Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile - pubblicata col titolo "Ecosistema rischio 2008" - ottobre 2008

domenica 27 settembre 2009

Cosa c’è di giusto nelle paratie di Como?

COMUNICATO STAMPA - Territorio Precario

Cosa c’è di giusto nelle paratie?

Le paratie sono tornate alla ribalta, come Territorio Precario abbiamo più volte manifestato il nostro dissenso per un’opera costosa e inutile se non dannosa; le esondazioni degli ultimi decenni non sono state drammatiche, andiamo incontro a un periodo di mutamenti climatici che, oltre a rendere inutile il sistema di prevenzione delle esondazioni del lago, attivano i rischi opposti relativi all’innalzamento della falda superficiale per effetto proprio delle paratie.
Sorge un dubbio: i lastroni di piazza Cavour e via Fontana che dopo anni di tranquilla vita hanno, recentemente, “deciso” di sollevarsi o sprofondare hanno forse a che fare qualcosa con le paratie?
I rilievi su cui si basa il progetto risalgono ad anni or sono, non ci sono, in particolare, dati sul fenomeno della subsidenza e sulle relative quote delle falde sotterranee dal 1990 ad oggi e cioè per un periodo di quasi vent’anni; l’assetto idrogeologico del sistema bacino lacustre sarà necessariamente disturbato e il fenomeno della subsidenza potrebbe creare non pochi problemi allo scorrimento delle paratoie metalliche mobili di piazza Cavour.
Negli anni sono state proposte varie soluzioni meno invadenti e costose di cui, le amministrazioni che si sono succedute, non hanno tenuto alcun conto.
Certo, con le paratie sarà possibile innalzare di un metro il livello del lago aumentando così le riserve idriche a servizio del Consorzio dell’Adda e dell’uso a fini irrigui ed industriali, ma la cosa si sarebbe potuta ottenere con una differente regolazione del regime delle quote del bacino lacustre.
Si tratta, invece, dell’ennesima cementificazione che ferisce il lago utilizzando soldi pubblici, fondi Valtellina e della Comunità Europea, che avrebbero potuto essere investiti per altre e utili opere idrauliche per la salvaguardia delle sponde del lago.
In questo caso la salvaguardia si ottiene “eliminando” le sponde!
Il muro e i pilastri, da quattro del progetto iniziale portati a quattordici!, fanno cadere anche l’ultima giustificazione: la riqualificazione del lungo lago.
Siamo quelli del “no”. Ora è evidente come oggi le “grandi opere” non hanno la propria radice nel miglioramento delle condizioni di vita, in realtà significano “semplicemente” indurre nuove occasioni di affari assoggettandovi tutte le risorse. Meno male che qualcuno ha il coraggio di dire dei no!

Territorio Precario
http://noparatie.blogspot.com/

venerdì 13 marzo 2009

La Regione indaga su chi riempie il lago

La provincia, giovedì, 22 gennaio 2009

La Regione indaga su chi riempie il lago
Nel mirino i gestori degli invasi alpini che pruducono elettricità e usano il Lario come una cisterna

Lago riempito o svuotato secondo l’interesse dei gestori degli invasi alpini che producono energia idroelettrica : l’annosa polemica è rinfocolata in questi giorni, poiché la Regione Lombardia ha annunciato un’indagine sul calo dell’offerta di elettricità generata dall’acqua in cascata dalla Valtellina al Lario. Il sospetto regionale: una parte dell’energia idroelettrica viene venduta all’estero, sottraendo al nostro territorio non solo una risorsa pulita, ma anche gettito fiscale. Un sospetto che a Como e nei paesi rivieraschi non è nuovo. Da sempre, infatti, i livelli lacustri sono venati di “giallo” scettico, troppo alti o troppo bassi, come se qualcuno aggiungesse volume quando non c’è bisogno, poiché l’apporto del cielo è già fin troppo generoso e lo togliesse quando la penuria idrica è acuta. Da tre anni, il lago di Como è stato dichiarato “bacino idropotabile” prioritario, cioè è stato investito del ruolo di grande acquedotto lombardo, riserva per i tempi di magra, ma è sempre ai bordi del marciapiede, anche quando non c’è ragione, come in piena stagione invernale. Ad inizio secolo, in inverno, per esempio, si inchiodava sottozero e adesso è quasi mezzo metro sopra. La domanda: che siano i produttori sulle dighe alpine a rilasciare acqua quando devono vendere energia e a trattenerla per i loro scopi? È spuntata sulla scorta dell’indagine della Regione ed evoca quella “pioggia virtuale” della quale aveva parlato Gianni Del Pero, allora presidente del Consorzio dell’Adda, ente regolatore del lago di Como. Era il 2007, nessuno capiva perchè il lago fosse pieno, vista l’avarizia della meteo e il dottor Del Pero, in un convegno, aveva detto: «Una quota significativa delle oscillazioni del livello del lago non è dovuta ad eventi meteorologici, ma solo all’interesse economico di produrre energia idroelettrica in certi periodi». Anche sindaci del lago, del resto, da anni, dicono di verificare i rilasci da monte o, viceversa, quant’acqua è immagazzinata e già negli anni scorsi, la Regione aveva ordinato l’apertura degli invasi, ordinanza impugnata in tribunale e annullata. Di sicuro, Como è la cenerentola in tutto questo quadro: acqua alla gola senza un centesimo di euro di risarcimento, acqua al pelo senza neppure un grazie, a parte i contributi sulla Legge Valtellina per difendersi da sé con le paratie, in caso di piena.
E intanto, A2A, il maggior produttore idroelettrico con gli invasi di Cancano e San Giacomo, vende all’estero?
«L’energia va dov’è richiesta. E’ scambiata sulla Borsa Elettrica. Tutta l’Europa è interconnessa», afferma l’ingegner Fernando Biondiolotti, responsabile degli impianti della Società multiutility presente anche in Acsm Spa.

venerdì 1 agosto 2008

Il lago straripa fino al parlamento

La provincia, giovedì 31 luglio 2008

Il lago straripa fino al parlamento
L'esondazione arriva fino in Parlamento
Interrogazione della Lega a Montecitorio.
Il ministro: «Serve una diversa politica di tutela del suolo»

L'esondazione di piazza Cavour (350mila euro di danni diretti e 2 milioni per quelli "indiretti") è arrivata ieri pomeriggio in Parlamento e, più precisamente, nell'aula di Montecitorio. Durante il cosiddetto "question time" (il Governo fornisce verbalmente risposte alle interrogazioni dei deputati) con diretta televisiva, il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito ha dato una serie di chiarimenti al documento presentato dai deputati della Lega Nord, tra cui i due comaschi Nicola Molteni ed Erica Rivolta. Nel dettaglio i parlamentari chiedevano gli impegni che Palazzo Chigi intende assumere «per la difesa del suolo e per il suo finanziamento, in collaborazione con la Regione Lombardia, di un nuovo programma per la messa in sicurezza e il riassetto idrogeologico del territorio della Valtellina e delle zone adiacenti, nelle province di Sondrio, Lecco, Como e Bergamo». Nel testo letto in aula è stato fatto esplicito riferimento alla «fuoriuscita del lago a Como per mezzo metro oltre la soglia di esondazione» e alla necessità di una serie di opere per evitare tragedie come quella del 18 luglio 1987 in Valtellina. Dal canto suo il ministro Vito ha rassicurato i parlamentari garantendo l'impegno del Governo «nel fronteggiare situazioni di emergenza», ma ha contestualmente ammesso la necessità di interventi «sul fronte della prevenzione con una diversa politica per la difesa del suolo attivando tutte le possibili sinergie con gli Enti locali». Vito ha ripercorso le fasi della legge Valtellina (1991, 2001 e 2003) e ha annunciato un «impegno da parte del ministero dell'Ambiente e di quello dell'Economia per velocizzare le procedure per l'autorizzazione alla riprogrammazione e al riutilizzo delle economie accertate a conclusione degli interventi previsti dal piano di difesa nonché a completare tempestivamente l'iter di valutazione dei progetti regionali di difesa del suolo». Tradotto: più soldi e velocità. «Fondamentale - commenta Molteni - è la prevenzione. Le conseguenze dell'integrazione del fondo Valtellina, in grado di garantire interventi a lungo termine, avranno effetti anche su Como. È necessario non occuparsi di una fascia territoriale spesso e volentieri sottoposta a situazioni difficili solo in situazioni contingenti, ma con una visione più ampia per evitare di trovarsi nell'emergenza. Sappiamo che la Regione si sta facendo parte attiva ed è necessaria collaborazione con Governo ed enti locali».
Gisella Roncoroni

martedì 15 luglio 2008

Aggiornamento rassegna stampa locale

La Provincia, martedì 8 luglio 2008

Pioggia a catinelle: il livello del lago fa paura
Allagata Sant’Agostino, disagi nel traffico con una corsia chiusa
Timori per le precipitazioni in Valtellina dopo 5 anni di siccità

In 24 ore, il lago è ingrassato per 36 milioni di metri cubi d’acqua e d’un colpo solo, lunedì pomeriggio, sotto il nubifragio, ne ha messi su 15 milioni. Non sarebbe successo niente se il bacino non fosse già stato ai limiti delle sue capacità: per giunta, ha piovuto sul bagnato e che pioggia, uguale a quella dell’alluvione della Valtellina del 1987. Ma 21 anni fa, era durata di più e aveva provocato ben altri disastri e purtroppo anche morti. Stavolta, il lago – collettore di un bacino imbrifero di 145 Kmq ha raggiunto i bordi, è fuoriuscito, ha allagato il marciapiede e s’è spinto fino a metà della corsia esterna, con un primo effetto, quello pattumiera. In tre ore, ieri mattina, gli uomini di Acsm Ambiente hanno raccolto 20 tonnellate di rifiuti, sopratutto legname e plastica, «ma sono mesi e mesi - afferma l’assessore comunale all’ecologia, Diego Peverelli - che siamo impegnati a raccattare pattume convogliato verso la città. E’ uno stillicidio quotidiano, oneroso per la Società e per il Comune».
Secondo effetto, i disagi al traffico: una corsia parzialmente chiusa, gli autoveicoli utilizzano la corsia interna e quella riservata agli autobus. I vigili di presidio al semaforo presso l’imbarcadero devono avere occhi davanti ed antenne dietro. Pedoni e biciclette sbucano dall’angolo di piazza Cavour e se non c’è il vigile a dire «Alt, attenzione», rischiano di finire contro le auto in arrivo da Sant’Agostino. Anche i mezzi che procedono contromano sulla corsia riservata ricorrono a supplementi d’attenzione: verso le 11.30, ieri mattina, è sopraggiunto un camion dei vigili del fuoco con sirena e lampeggianti e s’è dovuto far largo nel traffico che cercava di restringersi.


La Provincia, martedì 8 luglio 2008

Oltre un milione in sei mesi per consulenze e incarichi

Nel secondo semestre del 2007 il Comune ha affidato 181 collaborazioni esterne
Si va dai 112mila euro per il collaudo delle paratie ai 18mila per gli irrigatori

Un milione 207mila (per la precisione 1.207.628 euro) per consulenze e incarichi affidati dal Comune di Como nel secondo semestre del 2007. Nel primo semestre, invece, la cifra era stata di 557mila euro. Nell’intero 2007, quindi, le spese per incarichi esterni sono pari a un milione e 700mila euro. Una parte consistente è quella degli incarichi per i servizi sociali (circa 380mila euro). Si va dai 27mila euro di Laura Capelli a quelli di Barbara Iorio, ai 37mila di Giovanna Lulli, ai 32mila a Maria Cristina Molteni ai 34mila di Adriano Sampietro. Per il «collaudo statico e tecnico-amministrativo in corso d’opera e finale» delle paratie l’incarico è pari a 122mila euro. Spulciando l’elenco si trovano 11.360 euro alla società Refe per «perfezionamento della stesura bilancio sociale di mandato». Alla Consel, invece, vanno 22mila euro per la Notte Bianca. Per il rilievo topografico per la Borgovico bis 20mila euro allo studio Margottini mentre alla società Integra vanno 17.280 euro per il monitoraggio dell’inquinamento elettromagnetico.


La Provincia, mercoledì 9 luglio 2008

Piazza Cavour finisce a mollo e altri guadagnano con l'elettricità
Agli impianti idroelettrici a valle +10% di acqua rispetto all'anno scorso

COMO Il livello del lago è in discesa, ma rimane sulla soglia d’attenzione: all’idrometro ufficiale oscillava sui 110 cm sopra lo zero, mentre l’immissario principale, l’Adda, resta gonfio, ben oltre la normalità a Morbegno e a Fuentes, con un apporto intorno ai 400 metri cubi al secondo. L’uscita è superiore del 20% e le dighe di Olginate restano completamente spalancate. Schivata l’esondazione, è il momento dei conti e spunta il dubbio che tutto il traffico dell’acqua di questi mesi abbia avvantaggiato i gestori dei bacini idroelettrici. Lo dicono i grafici dell’Autorità di Bacino del Po: dall’inizio dell’anno, settimana dopo settimana, le dighe di montagna hanno continuato a riempirsi ed ora sono al 70% della loro capacità, pari a 360 milioni di metri cubi d’acqua. Ha piovuto di più ed hanno invasato di più. Ma stanno anche turbinando di più, cioè stanno mandando acqua agli impianti idroelettrici sub lacuali attraverso l’Adda e, stando al grafico, almeno il 10% in più di acqua rispetto all’anno scorso, alternativa al petrolio e ad altre fonti energetiche in discussione. Lo stanno facendo adesso: da marzo a metà giugno, ne hanno impiegata meno rispetto a un anno fa. In primavera, dunque, ha fatto scorta il Consorzio dell’Adda, in previsione di una stagione di siccità e la previsione s’è rivelata fallace. E hanno fatto scorta i gestori dei bacini per produrre e vendere energia in estate. Poi ha piovuto, è stata immessa acqua per le turbine, è arrivato il nubifragio che ha lasciato il posto a un altro su un territorio già imbevuto d’acqua e su un lago che rappresenta il 3% di tutto un bacino imbrifero. Sull’altare del sacrificio per acqua alta, è finita la città di Como, l’anello più debole della catena e che non è rappresentata da nessuna parte, né presso l’Autorità di bacino del Po, né presso il Consorzio dell’Adda, né presso i gestori.

Esondazioni, Consorzio sotto accusa (M.Cast.) Anche le alborelle erano state oggetto di contesa tra l'amministrazione provinciale e il Consorzio dell'Adda: le escursioni del lago, alto o basso, troppo cresciuto o troppo diminuito, spazzavano via le uova ittiche e l'ente veniva indennizzato con sette o ottomila euro l'anno per mancata schiusa di pesci.
Nel "lago dei conflitti" ci sta anche la causa alborelle, mute come pesci. Parlano, invece e da più di dieci anni, le carte giudiziarie: 22 operatori di piazza Cavour e della sponda occidentale ed orientale avevano chiesto i danni da esondazione al Consorzio dell'Adda per inadempienze sulla regolazione. Lo fecero nel 1993, ma il giudice di Menaggio e il giudice di Como respinsero il ricorso per incompetenza: non era materia da tribunale ordinario, bensì da tribunale superiore delle acque presso la Corte d'Appello di Milano. Infatti, nel 1997, dopo la rispettiva esondazione dell'anno, fu presentato all'Organo competente e lì giacque. O meglio, pende: è una causa complicatissima, ormai sarebbero rimasti in tre a chiedere il risarcimento per esondazioni epocali, di cui la tracimazione di lunedì è solo una pallida immagine. Il problema: furono calamità naturali o ci fu un responsabile? Sembra non sia facile dar risposta alla domanda, al di là dei tempi lunghi della giustizia civile. Le posizioni: l'intervento è stato effettuato e, infatti, senza intervento, i danni sarebbero stati maggiori, con l'acqua fino in via Diaz, come nel 1664. Versione della controparte: se fosse stato effettuato prima, l'acqua non sarebbe arrivata a m. 2,70 o a 2,90. Ma si sono rivolti al giudice amministrativo anche i gestori dei bacini alpini, contro l'ordinanza che, negli anni della siccità, imponeva loro il rilascio e si sono sentiti dire che rilasciavano solo quando conveniva loro, cioè quando potevano vendere energia idroelettrica al prezzo più alto. E quindi, speculavano sulle scorte, anche quando il lago era a secco. Non è speculazione, è prudenza: niente acqua, niente energia. Circola addirittura voce sulla disponibilità a cedere energia idroelettrica in esuberanza all'estero, piuttosto che scontare bollette da infarto, ma di voci ne circolano centomila e di realtà ce n'è una sola: Como sta investendo 14 milioni di euro per la "difesa passiva dal lago", le paratie e per rifare il lungolago. Lo sottolinea l'assessore Fulvio Caradonna, chiudendo così un secolo di carte e di carte bollate tra Comune di Como e Consorzio. C'è un carteggio di non modesta altezza tra Palazzo Cernezzi e l'Ente Regolatore del Lago di Como, ente pubblico non economico che ha sempre respinto le accuse di una gestione sbilanciata sulle esigenze della pianura irrigua:«Preoccupatevi, piuttosto, della vostra subsidenza», è sempre stata la risposta. Città più bassa del lago: abbassare il lago o alzare la città? Le hanno provate entrambe. Quando hanno abbassato il lago, è crollata la Regina. Quando hanno alzato Piazza Cavour, il lago è uscito lo stesso. I lavori in corso a lago, è sicuro l'assessore, risolveranno tutto.






lunedì 21 aprile 2008

Perchè contro




Territorio Precario

Adrenalina sviluppista




L’alluvione in Valtellina e il conseguente stanziamento di fondi pubblici per il bacino imbrifero dell’Adda ha dato fiato alle speranze di politici e amministratori locali comaschi di dar corpo alla propria “grande opera”, per giunta da realizzare nel punto più visibile della città, destinata a dar lustro ad un’amministrazione evidentemente insoddisfatta del battage (rimasto tale) sull’area ex Ticosa, del megaparcheggio del S. Anna destinato ad essere infrastruttura per future speculazioni immobiliari, del nuovo ospedale a Montano Lucino ed in attesa che la Pedemontana dia un’ulteriore contributo alla cementificazione e all’avvelenamento di una regione che ogni anno sacrifica al dio sviluppo il 3% del proprio territorio e difende l’aeroporto di Malpensa quale secondo Hub italiano (l’unico paese europeo con due pretesi Hub!) principale responsabile dei fallimentari conti di Alitalia e dell’impressionante accelerazione del tasso di inquinamento atmosferico dell’area a nord di Milano negli ultimi anni.Così, immersa in questo bendiddio, anche la sonnolenta Como avrà la sua scarica di adrenalina sviluppista, misurerà finalmente sulla propria pelle il senso dell’utilizzo di denaro pubblico per opere in gran parte inutili e le cui conseguenze di impatto sul territorio, ambientali ed economiche, emergeranno solo a frittata fatta.




Inutili, ma … molto “motivate”




Tra le argomentazioni dei fautori del progetto “per la difesa della città di Como dalle esondazioni del lago” c’è quella di sfruttare “l’occasione irripetibile” di utilizzare i fondi previsti dalla legge 102/90 (Disposizioni per la ricostruzione e la rinascita della Valtellina e delle adiacenti zone … colpite dalle eccezionali avversità atmosferiche dei mesi di luglio e agosto 1987) e assegnati a Como dalla legge regionale 23/92 detta “Valtellina” con un contributo in conto capitale di ~8,26 milioni di euro. Si trattava anche di arrotondare il bottino con i fondi europei per la difesa dei territori minacciati da dissesto idro-geologico. Di quale dissesto si tratti per Como un giorno ce lo spiegheranno! Rompendo gli indugi, 15 giorni prima delle elezioni amministrative del 2007, il sindaco Bruni ha assegnato il contratto d’appalto all’impresa SACAIM Spa, da attuare in circa tre anni, per un importo complessivo di 15.763.310,39 euro (salvo imprevisti e lievitazione dei costi e dei tempi, sui quali si può sin d’ora scommettere) dei quali 1.818.974,00 direttamente sborsati dal comune di Como, impegnando così le future amministrazioni, qualunque differente orientamento potessero esprimere sul progetto, con l’ulteriore aggravio delle manutenzioni degli apparati elettromeccanici che le previsioni ottimistiche del palazzo individuano in circa 50 mila euro l’anno. Purtroppo, prima delle elezioni non ci si limita più, come un tempo, a riasfaltare le strade…A chi fa notare (visto tra l’altro che da anni non si verificano fenomeni di esondazione) che l’opera nel complesso è inutile, l’amministrazione – riconfermata dalle elezioni 2007 – per bocca dell’assessore alle grandi opere, risponde che la sistemazione delle fognature è comunque necessaria e che la condizione per rientrare negli stanziamenti della legge “Valtellina” era che il progetto venisse realizzato nel suo complesso, senza però specificare che gli oltre 1,8 milioni a carico dell’amministrazione avrebbero potuto, probabilmente, risolvere la questione delle fognature senza metter mano al resto delle opere, appunto inutili e con buona probabilità dannose. Nel 1996, quando ancora il problema acqua alta poteva essere plausibile, si tenne a Como un convegno con esperti nazionali e internazionali che prospettò una soluzione che non presupponeva alcuna opera modernista di devastazione dell’ormai storico lungolago, ma semplicemente una più efficace regimentazione dei livelli idrometrici del lago. Tali conclusioni furono presentate anche all’amministrazione comunale. Di quali motivazioni abbiano addotto gli amministratori per cestinare l’ipotesi di soluzione a costo zero, proposta dal convegno, non si ha notizia.A questo punto non ci sarebbe neppure da meravigliarsi se i “cuochi di frittate”, a spese dei contribuenti, si attaccassero alle penali a carico dell’amministrazione nel caso di rescissione del contratto d’appalto. Ma a tale proposito è facile rispondere: meglio la penale … che il disastro! E poi, perché tanta fretta nel creare il fatto compiuto quando ormai l’urgenza di contrastare le esondazioni riguarda il proprio pregiudizio (e non solo) ideologico-sviluppista e affaristico che impedisce persino di riflettere sulle ripercussioni ambientali ed economiche delle proprie decisioni?




L’appetito vien mangiando




Il 28 febbraio 2008 spunta sul Corriere di Como il riflesso di un bel teatrino. Ormai, visto il basso livello del regime idraulico del lago degli ultimi anni, il progetto paratie è inutile. Perché non trovare il modo di renderlo di nuovo “utile”? Il Consorzio dell’Adda si incarica di trovare la risposta: il sistema contro l’esondazione potrebbe infatti consentire di variare il disciplinare che regola lo zero idrometrico del lago che a Malgrate è posto alla quota assoluta di 197,46 m sul mare. Innalzandolo di circa un metro è possibile aumentare le riserve idriche del lago a servizio del Consorzio dell’Adda e dell’uso a fini irrigui ed industriali. Cosa ciò comporterebbe in termini di erosione e instabilità delle sponde su tutto il bacino lacustre (per l’effetto combinato dell’aumento di quota e del moto ondoso) e per la navigazione, non è dato sapere. I problemi che creerà agli altri comuni rivieraschi non paiono riguardare i fautori dell’aumento della quota del lago che, a giustificazione, non mancheranno di dire del valore strategico delle risorse idriche da consegnare alle magnifiche e progressive sorti del libero mercato … Chissà, poi, che non ci scappi pure un’altra bordata di opere per riparare i danni creati dalla prima. Come si sa l’appetito vien mangiando … “e io pago” direbbe Totò.




Molti dubbi sul progetto




Le notazioni relative alle scelte, alle contraddizioni ed ai pregiudizi che le hanno determinate, sono confermate anche solo da uno sguardo a volo d’uccello sul progetto.Ci siamo anzitutto chiesti: quali sono le sue basi conoscitive dei fenomeni che si intende affrontare e sanare? Dalla lettura della Relazione Generale e della Relazione Idraulica emerge che tutto lo studio è basato su rilevamenti quantomeno datati:• le quote del lago a cui si riferisce il progetto sono quelle effettuate tra il1946 e il 1987 dalla stazione idrometrica di Malgrate;• la distanza, via lago, tra Como e Malgrate è di circa 50-60 Km; si presuppone che le quote del lago in piazza Cavour a Como siano le stesse rilevate a Malgrate; non viene considerato l’apporto idrico specifico del ramo di Como col suo rilevante bacino imbrifero e gli effetti dei venti dal quadrante nord che ostacolano il deflusso delle acque verso il ramo di Lecco (l’unico sbocco idraulico dell’intero bacino lacustre);• non vi è alcun riferimento a rilevazioni storiche del livello dalle esondazioni in piazza Cavour;• non vi è alcuno studio o rilevazione sugli effetti del moto ondoso e del vento;• si prendono in considerazione dati sulla subsidenza (e cioè sul fenomeno di progressivo abbassamento del suolo di piazza Cavour e del lungolago) solo tra il 1983 e il 1990;• non ci sono dati (se non ipotetici) sul fenomeno di subsidenza e sulle relative quote delle falde sotterranee dal 1990 ad oggi e cioè per un periodo di almeno 18 anni.Ma come, si spendono più di 15 milioni di euro sulla base di dati (quando ci sono) di 20 e più anni fa?




Con quali conseguenze?




Da qualche anno il tema dei cambiamenti climatici del pianeta è all’ordine del giorno. Dalle nostre parti assistiamo a lunghe e periodiche fasi di siccità che, oltre a rendere inutile il sistema di prevenzione delle esondazioni del lago, attivano i rischi opposti relativi all’innalzamento della falda superficiale per effetto delle paratie. A ciò si associa la subsidenza del terreno di piazza Cavour. Cosa succederebbe sulle paratoie (la parte mobile del sistema) visto che tale fenomeno prosegue o se, come possibile, dovesse accelerare? Quello delle paratoie è un sistema meccanico che, per assicurare la tenuta idraulica, ammette tolleranze dell’ordine del millimetro. Anche spostamenti minimi delle guide di scorrimento ne incepperebbero il movimento, impedendone l’attivazione in caso di necessità (si fa per dire). A tale proposito va anche notato che non è ben chiaro come si intendano realizzare le fondazioni delle paratoie a scorrimento antistanti piazza Cavour e come pensino di stabilizzare il terrapieno a lago ad esse retrostante e destinato ad ospitare il futuro ampliamento della passeggiata e i nuovi attracchi dei natanti. Questo terrapieno pare proprio sfidare, con scarsissime possibilità di successo, le leggi della fisica. E non è finita qui. L’assetto idrogeologico del sistema bacino lacustre – falde superficiali – viene disturbato dalle paratie che realizzeranno un muro continuo impermeabile lungo l’intero sviluppo del lungolago, per circa 600 metri, costituito da iniezioni di cemento e palancole in acciaio con una profondità variabile da circa 8 a 25 metri dalla quota del lungolago. Questo sistema di paratie incide sui flussi della falda superficiale dal sottosuolo della città verso il lago. Il muro sotterraneo che verrà così realizzato frena l’acqua di falda che, non potendo defluite naturalmente verso il lago, tende ad aumentare di quota fino alla superficie, creando – in particolare nel caso di magra del lago – forti sottospinte (che dovrebbero essere state previste) sul sistema di paratie e pressioni sui muri dei cantinati e sulle fondazioni degli edifici (dei quali non si parla neppure) di un’ampia area del centro storico della città e del fronte lago. Il progetto prevede di drenare continuamente la falda superficiale indirizzandola verso il sistema di vasche-volano e successivamente verso il sistema fognario e il depuratore, affidando il tutto, in caso di piena, ad un impianto di pompaggio sia delle acque di falda sia delle acque meteoriche. Pur non mettendo in discussione i calcoli idraulici che hanno determinato il dimensionamento delle vasche (di 11.900 m³) e del sistema elettromeccanico di evacuazione delle acque sotterranee e superficiali, non abbiamo trovato una risposta alla seguente domanda: cosa succederebbe se un black-out dovesse mettere fuori uso anche solo per qualche ora il sistema di evacuazione? Anche un generatore a gasolio d’emergenza (se previsto) dovrebbe contemplare la possibilità di un guasto e, quindi, prevedere una difesa passiva (ad esempio un sistema di sifonamento idraulico) dalle conseguenze di una tale eventualità, neppure tanto remota vista la fragilità del sistema elettrico italiano (ricordate il black-out nazionale di qualche anno fa a causa del traliccio crollato in Svizzera?)




Scenari “veneziani”…




Insomma, si potrebbe innescare un casino alla MOSE. Proporremo un apparentamento con Venezia (dove peraltro il sindaco è contrario) e col Patto di Mutuo Soccorso che si batte contro il TAV in Val di Susa, contro il Dal Molin a Vicenza, contro megacentrali, inceneritori e megaprogetti devastanti come quello del ponte sullo Stretto che Berlusconi si ostina a riproporre e, appunto, contro le megadighe veneziane per la costruzione delle quali già si incontrano notevoli difficoltà realizzative che hanno bloccato i lavori (di questo, forse, anche SACAIM ne sa qualcosa).

… con timide proteste




Su tutto questo affare non c’è stata alcuna seria informazione dell’opinione pubblica da parte delle varie amministrazioni che si sono cimentate col progetto. Ciò nonostante la popolazione di Como ha espresso, in un recente sondaggio apparso sulla stampa locale, la sua contrarietà all’80%. Si è detta più preoccupata dei “disagi” che i tre anni (come minimo) di cantiere procureranno e dell’impatto visivo che non per quello complessivo che l’opera produrrà sia sul soprasuolo sia nel sottosuolo e cioè di quel che veramente cela la staccionata. La popolazione, dopo anni di parole, è sembrata quasi sorpresa dal fatto che, effettivamente, questa volta il cantiere sia iniziato, ma non vi è stato alcun accenno di reazione in particolare tra chi si sente solo marginalmente toccato dal problema, e al massimo lo giudica uno spreco di denaro pubblico che, in un modo o nell’altro, si è costretti a subire dalla “casta”, per niente confortato dall’ormai classica bugia che “non verranno messe le mani nelle tasche dei cittadini”.Certamente non ci possiamo accontentare della sindrome NIMBY (non nel mio cortile) sollecitata da una parte della stampa locale. Si pone per noi il problema di svolgere una battaglia in profondità che indichi la valenza reale del progetto e le sue conseguenze su tutti i piani, non solo quindi su quello economico e di impatto visivo, ma anche e soprattutto su quello generale, sulla vita stessa della natura e degli esseri umani. Si tratta di contrastare l’idea generale che la realizzazione di “grandi opere” significhi miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. In realtà “grandi opere” significa, più prosaicamente, indurre nuove occasioni di affari inducendo maggiori attività e quindi ancora più sviluppo e consumi a fine di profitto, assoggettandovi tutte le risorse. Questa ideologia va combattuta perché la qualità dell’attività e del “benessere” così prodotti si basa sull’utilizzo dei beni comuni come merce sottratta alla collettività e all’equilibrio della natura e assoggettata al mercato che oggi, come anche l’affare rifiuti in Campania dimostra, produce solo degrado e disastri.