La provincia, Venerdì 20 giugno 2008
[ GRANDI OPERE]
Il lungolago e le paratìe
viste da un vecchio alpino
Illustrissimo direttore,
sono un "ragazzo del 39", classe di ferro.
Capisco poco o niente di Internet, ma ho un vecchio computer che ha dapprima
sostituito il mio lapis, la mia macchina per scrivere, ma non riuscirà mai a cambiare
quelle che sono e restano le mie idee. Nato in piazza Sant’Agostino 69 anni orsono è inutile dirle quanta acqua ho visto passare sotto i ponti.
Ed è proprio di acqua che voglio parlare, proprio di quel bene prezioso che qualcuno si è illuso di fermare. Premetto che ho letto sul vostro quotidiano della vertenza nata tra l’Amministrazione
comunale e i gestori della gelateria e premetto che mi schiero a spada tratta a favore degli stessi.
Ho parlato con uno di loro e mi ha confermato la rigidità con cui l’assessore si è proposto e che è loro intenzione combattere legalmente per far valere i propri diritti anche a costo di fermare il cantiere.
Ma ho voluto da bravo alpino ascoltare le due campane.
Un amico, informatosi in Comune, mi ha detto di aver scoperto il segreto di Pulcinella, perché tutti, dai consiglieri agli assessori e persino il signor sindaco, da tempo sono al corrente di ciò, nonostante si continui a dire che tutto va bene, anche se solo voi (complimenti al cronista) avete avuto l’ardire di render pubblica la notizia. Il popolino è contento, poi ora ci sono gli Europei e gli va bene tutto, crede volentieri quello che gli passa il convento, (ops, il Comune) poi si vedrà.
Mi trovo spesso a camminare su quello che una volta era il Lungo Lago e le confesso che mi impressiona e rattrista non poco quella tetra staccionata con misere finestre sponsorizzate dove si accumulano curiosi.
Io no, preferisco non guardare, ripassare nella memoria quello che era.
Non so se il Signore mi darà la possibilità di veder finita l’opera e forse è meglio così, ma una certezza che fin da piccolo mio padre mi ha inculcato è che il fuoco lo puoi fermare, ma l’acqua no.
Ma forse i tempi sono cambiati.
Mi scusi, caro direttore, se mi sono introdotto così in casa sua ma mi sentivo in dovere di farlo.
Grazie se vorrà inserire anche questa mia fra le lettere al giornale: sarà per me occasione
di disputa quando ci troveremo ancora con i miei coscritti sulle panchine a guardare il lago.
Con ossequi.
Ambrogino Valli
Como